(testo di
Giuseppe Matarazzo – foto: archivio Sikania, G. Iacono,
G. Matarazzo)
La pietra come simbolo. La pietra come arte, cultura,
storia di una terra e di un popolo. Chiese, palazzi,
centri storici: nei comuni fra le province di Ragusa,
Siracusa e Catania, nell'affascinante sistema dei monti
Iblei, la pietra è l'assoluta protagonista. La pietra
dorata dal sole che diventa uno spettacolo: mensole,
colonne, imponenti facciate, cornicioni e fregi, o anche
semplici viottoli, con particolari architettonici unici.
È il giardino di pietra, culla del barocco, che ha
incantato straordinari personaggi, e che l'Unesco, lo
scorso giugno, ha dichiarato patrimonio dell'umanità,
individuando otto comuni rappresentativi dell'intera
area: Noto, Palazzolo Acreide, Catania, Caltagirone,
Militello Val di Catania, Ragusa, Modica e Scicli. Città
in cui, fra le case che l'una all'altra si sostengono,
all'improvviso appaiono chiese e palazzi dai tratti
architettonici meravigliosi. Capitelli e rilievi di
grande pregio che rapiscono il visitatore. Vicoli
arrampicati su colline da cui ci si ritrova di fronte ad
un presepe naturale. Vicoli, “croce di case che si
chiamano piano”, per dirla con il nobel Quasimodo, nato
proprio a Modica. Vicoli che richiamano altri tempi...
“un telaio batteva nel cortile e s'udiva la notte un
pianto di cuccioli e bambini”. Qui il tempo si è
fermato. L'arte e le tradizioni, l'ambiente e le persone
che lo vivono sono strette da un legame forte,
indivisibile. Questi vicoli custodiscono perle preziose
di inestimabile valore. C'è una pietra che parla, che
racconta storia e storie.
La cattedrale di Noto, con la sua cupola crollata, ha
rappresentato per anni l'immagine di un barocco in
decadenza, di una scarsa attenzione per questo
patrimonio. Rimane ancora una ferita profonda e aperta,
ma oggi per il barocco è il momento della rinascita. C'è
gran fermento. Proprio per valorizzare l'intera area
l'Assessore regionale ai Beni Culturali vuole realizzare
un distretto culturale che riguardi le tre province di
Siracusa, Ragusa e Catania, unite da comuni radici,
dalla cultura, dall'estro di quei padri che riuscirono,
dopo il tragico terremoto del 1693, a ricostruire intere
città, arricchendole di straordinarie opere. Cambia la
pietra, dal color miele di Ragusa a quell'alternarsi di
bianco calcareo e nero lavico del catanese, ma l'effetto
è comunque forte, il risultato meraviglioso. Scenografie
eccezionali che arricchiscono le città della Sicilia
sud-orientale. Caratterizzati da capolavori
dell'architettura e da intelligenti sistemi urbanistici
questi centri rappresentano una risorsa fondamentale per
tutta l'isola. Il futuro per questi comuni è nella
capacità di utilizzare al meglio la ricchezza che
custodiscono nelle loro pietre. Un turismo di qualità.
Un turismo di cultura. Un turismo che guarda
all'identità di un popolo che in queste pietre si
specchia e con esse parla, grida la propria storia, la
propria cultura.
Per questi comuni ci si muove attraverso un itinerario
suggestivo. Quando s'imbocca la strada che porta a
Ragusa e ci si trova davanti Ibla, il visitatore rimane
estasiato. Ci si addentra nei vicoli perdendo la
dimensione del tempo. Ogni strada ha qualcosa da
mostrare: una semplice edicola, una scalinata, un
balcone, una chiesa. Da scenografiche scalinate ci si
addentra in un mondo che sembra dimenticato, ma che
all'improvviso emana presenze, vita. Tutto qui è così
semplice e nello stesso tempo talmente straordinario.
Domina i tetti la cupoletta della Chiesa dell'Idria. Poi
una serie innumerevoli di chiese in tutto il percorso
che porta giù, nel cuore di Ibla, con i suoi monumenti
più noti. Così in tutta la sua imponenza si presenta il
Duomo di San Giorgio. Un gioiello, uno dei simboli più
noti dell'architettura barocca. Come l'altro duomo
dedicato a San Giorgio, quello di Modica. Una città
sorprendente, disposta fra i costoni delle colline che
la circondano, formando un autentico anfiteatro
naturale. Il duomo modicano è ricco di stucchi e
importanti opere d'arte. Una preziosità l'organo
ottocentesco con oltre cinquemila canne, uno degli
esemplari più rilevanti della regione. Nella Modica
bassa fortemente scenografica è la scalinata con le
statue dei dodici apostoli del Duomo di San Pietro.
Molto belli inoltre Palazzo Polara e Palazzo Napolino.
A Scicli, posto all'incrocio di tre valloni, si ritrova
un tesoro architettonico di particolare valenza.
I palazzi e le chiese che insistono in via Mormino Penna
sono espressione del migliore barocco siciliano. Su
questi spiccano Palazzo Beneventano e le facciate delle
chiese di San Giovanni Evangelista, di San Michele e di
Santa Teresa.
Perla del barocco siracusano, oltre alle immense
testimonianze di Ortigia, è Palazzolo Acreide,
caratterizzato da un elegante corso in cui insistono
significativi palazzi settecenteschi e chiese. La piazza
principale è dominata dalla Chiesa di San Sebastiano a
cui si accede da una bella scalinata. Di particolare
effetto la Chiesa di San Paolo e lo splendido portale
della Chiesa dell'Annunziata. Da ammirare i palazzi
nobiliari lungo il Corso Vittorio Emanuele, salotto
della cittadina iblea. Elegante e ricco di decorazioni
Palazzo Judica. Così come in altri comuni, colpiscono
poi le mensole dei balconi con raffigurazioni animali,
con putti, con strane figure e mostri che secondo la
credenza popolare tenevano lontano la sfortuna e il
malocchio.
Pregevole anche il barocco etneo che trova a Catania e
in diversi comuni ai piedi del vulcano dei pezzi
importanti. Il capoluogo etneo offre innumerevoli
chiese, palazzi, statue che testimoniano una vitalità
artistica di elevato livello. Dalla lava, simbolo di
distruzione si è ricavata la pietra che di fatto è il
simbolo della ricostruzione e dell'arte della città.
Simbolo del barocco di Catania è certamente la Piazza
del Duomo, così armoniosamente circondata da splendidi
palazzi. Da notare la Fontana dell'Elefante, composta da
un elefante di pietra lavica che regge un obelisco
egiziano e la Cattedrale di Sant'Agata con la sua
splendida facciata e il prospetto laterale, oltre al
magnifico Palazzo del Municipio. Da ricordare anche il
superbo Palazzo Biscari, la scenografica Via dei
Crociferi e il Monastero dei Benedettini.
Nel catanese, custode di vere preziosità è Militello, un
giardino di monumenti seicenteschi che adorna le pendici
dei monti iblei che si affacciano sulla piana di
Catania. Altre interessanti testimonianze barocche,
arricchite dalle meravigliose ceramiche, si trovano a
Caltagirone.
Nella Val di Noto insomma, seguendo percorsi stradali
geometricamente segnati dai particolarissimi muri a
secco, fra uliveti, carrubi, agrumeti e mandorli,
s'incontrano comuni in cui tutto parla barocco.
Un trionfo di decorazioni, di particolari
architettonici, espressione vitale dell'estro che ha
caratterizzato la ricostruzione dopo il terremoto del
1693. Una terra che ha saputo risollevarsi da quella
tragedia costruendo capolavori che danno l'impressione
al visitatore di trovarsi in un immenso museo
all'aperto.
Il
riconoscimento da parte dell'Unesco e la conseguente inclusione tra le
"Città Barocche del Val di Noto": Caltagirone, Militello Val di Catania,
Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa Ibla, Scicli.
Una
zona archeologica tra le più antiche nel panorama italiano, il cui
tessuto urbano si è mantenuto discretamente integro e in cui si possono
osservare le varie stratificazioni storiche: le necropoli sicule
risalenti al XII sec. a. C., le rovine della polis greca e le successive
ricostruzioni ad opera di romani e bizantini.
Un
museo etnoantropologico, la "Casa-museo" fondata da Antonino Uccello,
tra i più antichi d'Italia e conosciuto in tutto il mondo.
Le
sculture rupestri denominate "Santoni", il più completo e vasto
complesso figurativo relativo al culto della Magna Mater.
I
resti del castello normanno e la circostante struttura urbanistica
medioevale.
Un
centro storico di grande valore architettonico, fortemente
caratterizzato da un'architettura Barocca, frutto della ricostruzione
post-terremoto del 1693 e, successivamente, dalla stagione del
Liberty.
Le
manifestazioni religiose come la festa di S. Paolo e di S. Sebastiano,
conosciute in tutta la Sicilia.
Il
Festival internazionale del Teatro Classico dei Giovani, che richiama
ogni anno studenti provenienti da ogni parte d'Europa.
Altre
manifestazioni come le varie mostre proposte alla Casa-museo, la Mostra
mico-naturalistica akrense, la Rassegna agroalimentare dei prodotti e
piatti tipici palazzolesi, la mostra natalizia "I presepi, arte e
tradizione".
Un
carnevale tra i più antichi di Sicilia, con sfilate di carri allegorici,
gruppi in maschera, sagra della salsiccia, veglioni.
Un
paesaggio estremamente vario, in cui dominano le cave iblee, con la
Riserva Naturale Orientata di Cava Grande e la Riserva Naturale Valle
dell'Anapo-Pantalica.
La
presenza, nel raggio di pochi chilometri, di importanti siti
archeologici e storici come Noto Antica, Kasmenai, Avola Antica,
Castelluccio, Pantalica, le varie chiesette rupestri bizantine con
affreschi sparse nel territorio, ecc.
Un
mulino ad acqua funzionante con annesso Museo della macina, presente nel
territorio comunale, gestito dall'Associazione per la conservazione
della cultura popolare degli Iblei.