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Sikania. In bicicletta da Palazzolo A Noto

Articolo:
IN BICICLETTA DA
PALAZZOLO A NOTO

Rivista
SIKANIA

N°10 Ottobre 1993 - Pagg. 25-30

 

(testo di Giuseppe M. Licitra – foto: Alfio Garozzo)

Il rilievo montuoso degli Iblei occupa tutto l'angolo sud-orientale della Sicilia. Esso si presenta come un vasto altipiano culminante nei 986 m del Monte Lauro, digradante verso la periferia con una serie di faglie a "gradinata" e delimitato all'esterno da un'alta "falesia" fossile (antica linea di scogliera) ai piedi della quale si estende una modesta pianura costiera. Il sistema idrico superficiale, caratterizzato da profonde incisioni vallive a pareti quasi verticali localmente dette "cave" hanno costituito fino a tempi recenti le uniche vie di penetrazione nella regione, determinandone il relativo isolamento ed una singolare omogeneità nel linguaggio, nella cultura, nelle tradizioni, che ne hanno fatto una vera e propria isola nell'isola.
Anche il terremoto del 1693, che fu scatenato proprio dalla particolare tettonica iblea e distrusse tutti i centri urbani di quest'angolo di Sicilia, ha largamente contribuito al consolidamento di una singolare omogeneità architettonica, poichè tra la fine del Seicento e la metà del Settecento tutti i centri vennero ricostruiti in quell'elegante e originale barocco che trova a Noto la sua massima espressione.
Una visita alle bellezze naturali e artistiche dell'area iblea può impegnare anche parecchi giorni, ma un itinerario in bicicletta non impegnativo (quasi tutto il percorso si sviluppa sull'asfalto, con prevalenza di discese sulle salite), permette di visitare due tra le città più significative di tutto il comprensorio: Palazzolo Acreide e Noto, dove rispettivamente inizia e termina il nostro itinerario.
Palazzolo, situata nel cuore degli Iblei, è la discendente diretta dell'antica Akrai, fondata dai siracusani nel 664 a.C. per contrastare la sicula Pantalica e controllare la strada verso occidente. La città fu distrutta una prima volta dagli Arabi, che la ricostruirono come Balansùl; ed ancora dal terribile terremoto che sconvolse tutta l'area sud-orientale dell'isola nel 1693. Il centro storico si presenta oggi nell'elegante e originale barocco ibleo, ma non mancano importantissime vestigia dell'antichità, come l'Acropoli con il Teatro Greco e il Bouleuterion (luogo di riunione del Senato), e le Latomie Intagliata e Intagliatella, con tombe di epoca cristiana e bizantina.
Dopo una visita al centro storico ed alla Casa-museo dell'etnologo Antonino Uccello, iniziamo la nostra pedalata dal cancello dell'Acropoli, e attraversiamo il paese per raggiungere la SS. 287, principale direttrice del nostro itinerario. Si procede per alcuni chilometri su un riposante penepiano che degrada dolcemente verso est. Sulla destra, completamente incassato nel suo letto di roccia e reso evidente solo dalla rigogliosa vegetazione che ne segna il corso, scorre il rio Manghisi, che incrocerà la strada sotto un vecchio ponte a circa 15 chilometri da Palazzolo.
Qui si lascia l'asfalto per la prima volta, e ci si inoltra per circa due chilometri lungo uno sterrato che fiancheggia il corso d'acqua sul fondo della "cava", fino a "morire" tra la vegetazione folta e impraticabile, come una giungla primordiale. Riguadagnato l'asfalto, si prosegue ancora per cinque chilometri fino ad un bivio sulla sinistra, dove un arrugginito segnale turistico invita a una lunga disgressione (12 km per tratta) sulla provinciale in direzione di Cava Grande.
Da qui al Belvedere di Cava Grande (ancora due bivi, sempre sulla sinistra, chiaramente segnalati), solo la curiosità e le energie determineranno il numero di digressioni lungo le numerose trazzere che si dipartono dalla provinciale; alcune di esse, sulla sinistra, consentono magnifici scorci sul canyon del Manghisi, sempre più profondo e incassato, e dei suoi affluenti di destra.
Al piazzale del Belvedere ci fermiamo per ammirare il superbo panorama. Il letto del Manghisi (che qui ha preso il nome di "Cava Grande") si snoda sotto i nostri occhi quasi duecento metri più in basso, sul fondo di uno spettacolare canyon segnato da innumerevoli laghetti e cascatelle, con ricca fauna acquatica. La "Cava" è riserva naturale orientata, affidata alla custodia della Guardia Forestale.
L'eventuale visita alla "Cava", rigorosamente a piedi (si possono lasciare le bici al posto di ristoro del piazzale), impegna il resto della giornata, per cui al rientro conviene raggiungere Avola (12 km in discesa) con possibilità di pernottamento. Se invece ci si è accontentati di ammirare il panorama dall'alto (magari con l'ausilio di un buon binocolo), si torna indietro fino alla SS. 287, che si segue ancora per quattro chilometri. Il nuovo bivio è subito dopo la frazione di Villa Vela, questa volta sulla destra.
Una tabella indica il santuario della Madonna della Scala, e solo dopo aver imboccato la deviazione si nota di sfuggita l'indicazione per Noto Antica, seminascosta tra le fronde degli ulivi. Dopo una breve sosta al santuario per ammirare l'immagine della Madonna, che si ritiene di epoca bizantina e secondo una leggenda fu rinvenuta su una roccia poco distante, si prosegue ancora per quattro chilometri fino alle rovine di Noto Antica, sulla collina d'Alveria.
La Porta Reale, alle spalle della quale la torre della fortezza incute ancora un senso di rispettoso timore, dà accesso all'antica città che diede il nome al Val di Noto, una delle tre circoscrizioni amministrative in cui gli Arabi avevano suddivisa la Sicilia. Oggi rimangono pochi ruderi avviluppati dai rovi e dall'edera, a segnare quella che fu una delle più munite e importanti piazzeforti dell'isola. Dall'eremo della Madonna della Provvidenza, alto sullo sperone di roccia che domina il torrente Asinaro, si vede la valle in tutta la sua selvaggia bellezza, fino al mare.
Lasciate le biciclette al custode dell'eremo, si può raggiungere il greto del torrente scendendo lungo un incerto sentiero; qui sono ancora visibili i resti di antichi mulini e concerie, e vagando senza meta tra queste pietre millenarie avviluppate dalla vegetazione, sembra quasi di ritrovarsi in una giungla guatemalteca. Il terremoto dell'11 gennaio 1693 distrusse in pochi attimi ciò che gli uomini avevano impiegato millenni a costruire, e solo i ruderi della fortezza, e uno spezzone di muro del convento dei Gesuiti, ricordano ancora il sito di Neetum, abitata sin dalla preistoria.
Recuperate le biciclette, si imbocca lo sterrato bianco, in ottimo stato, che inizia a scendere dall'edicola della Madonna. Dopo circa un chilometro la discesa diventa ripidissima, e ci si trova a saltellare per qualche centinaio di metri su un durissimo pavè, sostituito ben presto da una gettata uniforme di cemento fino a fondo valle, dove si torna sull'asfalto subito dopo un piccolo guado.
Il resto dell'itinerario non ha storia, si procede tra vigne e agrumeti, fino all'anonima periferia della Noto moderna.
Dalla deviazione di Villa Vela, sono in tutto 23 chilometri. La città, ricostruita a valle a partire dal 1695, ha subito le ingiurie del tempo e dell'incuria, e i danni del sisma del 1990, ma nonostante queste pecche, evidenziate da staccionate e impalcature che avviluppano chiese e palazzi, la città esercita ugualmente un fascino sottile sul visitatore, che rimane incantato dai fantastici merletti che mille scalpellini senza volto e senza nome hanno inciso per sempre nelle sue pietre color del miele.
E così, pur stanchi della lunga pedalata, non potremo fare a meno di girovagare al tramonto per le strade lastricate di questa città che ha fermato il sole nelle chiese e nei palazzi, sostando ad ammirare la scenografica piazza del Municipio, dove l'originale Palazzo Senatorio, dedicato al re siculo Ducezio, fronteggia la scenografica chiesa madre, allegoria del potere temporale che si oppone a quello spirituale, oppure le incredibili mensole che sorreggono i balconi di palazzo Nicolaci di Villadorata.
E solo al termine di questo vagabondaggio pieno di sorprese ci abbandoniamo esausti ad un tavolo del Caffè Sicilia, sul corso, per gustare un ineffabile "gelo" di limone.

QUALCHE SUGGERIMENTO
Il periodo migliore per quest'escursione è la primavera o l'autunno inoltrato, lontano dai feroci ardori estivi che possono spesso superare i 40° C. È sufficiente un abbigliamento leggero integrato da un pullover e da un K-way nell'eventualità di qualche acquazzone; scarpe leggere (a meno che non si voglia scendere a Cava Grande) e casco. Se si fa coincidere l'escursione con la terza domenica di Maggio, si può assistere a Noto alla tradizionale "infiorata".
Palazzolo è collegata con Siracusa da corse giornaliere dell'AST, che serve anche Noto e Avola; queste ultime sono servite inoltre da diversi convogli locali delle FS, in coincidenza con i treni a lunga percorrenza, in arrivo e partenza da Siracusa per le più importanti destinazioni della Penisola.
Possibilità di alloggio, modesto ma decoroso: a Palazzolo, hotel Anapo (tel. 882286) e camping "La Torre" (tel. 882789) da Maggio a Ottobre); a Noto, hotel Stella (tel. 835695); ad Avola, hotel L'Ancora (tel. 822875) e Mignon (tel. 821788), e camping "Sabbiadoro" (tel. 822415 – Magg/Ott). Il prefisso teleselettivo, per tutta l'area, è lo 0931.
C'è solo l'imbarazzo della scelta, per mangiare, nelle varie trattorie a conduzione familiare di Palazzolo e Noto.
Chi ha voglia di qualcosa di più ricercato, può provare "La Trota" (tel. 875694) sulle sponde del Manghisi a circa 5 km da Palazzolo, lungo la SS. 287, dove all'interno di una grotta naturale, vengono servite freschissime trote di allevamento locale cucinate in mille modi.


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Il riconoscimento da parte dell'Unesco e la conseguente inclusione tra le "Città Barocche del Val di Noto": Caltagirone, Militello Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa Ibla, Scicli.
 

 
Una zona archeologica tra le più antiche nel panorama italiano, il cui tessuto urbano si è mantenuto discretamente integro e in cui si possono osservare le varie stratificazioni storiche: le necropoli sicule risalenti al XII sec. a. C., le rovine della polis greca e le successive ricostruzioni ad opera di romani e bizantini.
 

 
Un museo etnoantropologico, la "Casa-museo" fondata da Antonino Uccello, tra i più antichi d'Italia e conosciuto in tutto il mondo.
 

 
Le sculture rupestri denominate "Santoni", il più completo e vasto complesso figurativo relativo al culto della Magna Mater.
 

 
I resti del castello normanno e la circostante struttura urbanistica medioevale.
 

 
Un centro storico di grande valore architettonico, fortemente caratterizzato da un'architettura Barocca, frutto della ricostruzione post-terremoto del 1693 e, successivamente,  dalla stagione del Liberty.
 

 
Le manifestazioni religiose come la festa di S. Paolo e di S. Sebastiano, conosciute in tutta la Sicilia.
 

 
Il Festival internazionale del Teatro Classico dei Giovani, che richiama ogni anno studenti provenienti da ogni parte d'Europa.
 

 
Altre manifestazioni come le varie mostre proposte alla Casa-museo, la Mostra mico-naturalistica akrense, la Rassegna agroalimentare dei prodotti e piatti tipici palazzolesi, la mostra natalizia "I presepi, arte e tradizione".
 

 
Un carnevale tra i più antichi di Sicilia, con sfilate di carri allegorici, gruppi in maschera, sagra della salsiccia, veglioni.
 

 
Un paesaggio estremamente vario, in cui dominano le cave iblee, con la Riserva Naturale Orientata di Cava Grande e la Riserva Naturale Valle dell'Anapo-Pantalica.
 

 
La presenza, nel raggio di pochi chilometri, di importanti siti archeologici e storici come Noto Antica, Kasmenai, Avola Antica, Castelluccio, Pantalica, le varie chiesette rupestri bizantine con affreschi sparse nel territorio, ecc.
 

 
Un mulino ad acqua funzionante con annesso Museo della macina, presente nel territorio comunale, gestito dall'Associazione per la conservazione della cultura popolare degli Iblei.
 

 

 

 

     
 

 
     
 

 
     
 

 
     
 

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