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INDICE

Sikania. Palazzolo Acreide

Articolo:
PALAZZOLO ACREIDE

Rivista
SIKANIA

N°02 Febbraio 1998 - Pagg. 7-22

 

(testo di Maria Cristina Castellucci – foto: Pucci Raeli, Francesco Alaimo, Ist. Studi Acrensi)

Il teatro di Akrai, in confronto a quelli più noti di Siracusa e della Grecia, è decisamente piccolo. In occasione delle ultime rappresentazioni, comunque, vi erano stipate più di mille persone, e attori celebri ne hanno calcato la scena. Andrea, il nostro accompagnatore, ricorda ad esempio Vittorio Gassman e Arnoldo Foà che, qualche anno addietro, rimase stupito dall'eccezionale acustica: durante le prove aveva indossato un piccolo microfono, ma dovette toglierlo perchè, in realtà, disturbava l'ascolto.
In effetti, si può conversare mantenendo un normale tono di voce anche se ci si trova, rispettivamente, sulla scena e in cima alla gradinata; una caratteristica comune, invero, a tutti i teatri antichi, ma che tuttavia non manca di colpire, ogni volta, il visitatore.
La passeggiata archeologica, in genere, inizia proprio dal perfetto emiciclo teatrale, una fondazione del III secolo e monumento più rappresentativo dell'antica Akrai, prima colonia siracusana e come tale principio dell'espansione di quella città verso l'interno della Sicilia.
Il sito venne scelto per le sue evidenti qualità strategiche: dall'alto di questo pianoro, infatti, si dominano le due contigue valli dell'Anapo e del Tellaro, sulle pareti calcaree delle quali decine di aperture di spoglie necropoli testimoniano di popolazioni preistoriche che, molto prima dei greci, abitarono queste terre e che, in maniera non sempre indolore, furono “assorbiti” dai colonizzatori ellenici.
Akrai controllava il transito sulla via selinuntina, l'arteria che collegava le città della Sicilia orientale e quelle della Sicilia occidentale. Il suo periodo di massimo benessere si colloca durante il regno di Ierone II, nel III secolo a.C., come testimonia il grande fervore costruttivo del periodo, teatro in testa. Quest'ultimo, come accennato, è piuttosto piccolo e la parte della scena venne occupata, in epoca bizantina, da un mulino con ben undici silos, ancora parzialmente riconoscibili, per il deposito delle granaglie.
È ancora Andrea a riferirci del paziente lavoro di una ditta specializzata che, con strati di gommapiuma e altre misure di protezione, ha realizzato la scena per i moderni attori sovrapponendola alle antiche pietre.
Poi ci guida alla scoperta del piccolo bouleuterion, il luogo di riunione degli anziani, addossato al teatro e delle latomie, l'Intagliata e l'Intagliatella, dalle quali furono tratte le pietre per la costruzione della città. Lungo la parete occidentale dell'Intagliatella si vedono numerosi incavi votivi relativi al culto degli eroi; è particolarmente interessante il grande rilievo risalente al II-I secolo a.C. con scene di un sacrificio e di un banchetto.
In epoca cristiana, le due cave furono utilizzate come catacombe, e i cunicoli sono ancora chiaramente leggibili.
Infine ci indica il tracciato della via urbana che collegava le due porte della città, la siracusana e la selinuntina, lastricata di grandi blocchi squadrati di basalto che fanno capolino, intatti, tra le erbacce e il luogo in cui, sull'altura che si suppone ospitasse l'acropoli, sono state rinvenute le fondazioni di un tempio, probabilmente dedicato ad Afrodite.
“Erano tutte di sesso femminile, le divinità di questa zona” sottolinea, con un pizzico d'arguzia, riferendosi agli altri templi della città antica, che si pensa dedicati a Kore-Persefone e Artemide, ma soprattutto al santuario rupestre dei “santoni”, appena fuori dall'area urbana in contrada Santicello. Dodici grandi, rozze sculture, raffigurano qui, in diverse posture, la Magna Mater Cibele, circondata da personaggi che caratterizzano l'iconografia del culto, un complesso che per vastità e complessità non trova in Sicilia altri riscontri.
L'area archeologica è circondata da una sinuosa strada panoramica che scende verso l'abitato moderno. Una breve sosta sul ciglio del dirupo che sovrasta la valle dell'Anapo consente di abbracciare in uno sguardo lo spettacolare panorama: sparse masserie, tonde chiome di olivi, i bigi nastri delle strade e dei bassi muriccioli che delimitano le proprietà e, nei giorni tersi, anche il porto grande di Siracusa. Tutt'intorno, i fianchi della gola scendono accavallando terrazzamenti coltivati giù fino al letto del fiume, incorniciato da platani, salici, pioppi e dalla policromia degli oleandri che spenzolano le foglie lanceolate dalle spaccature della roccia.
L'amministrazione palazzolese ha in cantiere un progetto di valorizzazione ambientale relativo all'alta valle dell'Anapo, la cui integrità, peraltro, è garantita da rigorosi vincoli. Il fondovalle è percorso in tutta la sua lunghezza dal tracciato della vecchia ferrovia, ormai smantellata, che serviva la provincia di Siracusa e che funge oggi da riferimento agli escursionisti che s'avventurano numerosi nella gola. Le guardie forestali, in un casottino all'imbocco della valle, vendono cartine e mappe e offrono un utile servizio guida. Lungo il percorso, dove la conformazione del territorio lo consente, hanno disposto comodi tavoli per il picnic all'ombra della vegetazione lussureggiante.
L'odierna Palazzolo, di cui si ha notizia a partire dal XII secolo (ce ne riferisce Idrisi nel suo “Libro di Ruggero”) si estende su un pianoro leggermente più in basso rispetto al sito dell'antica Akrai. Gli abitanti di quest'ultima, sopravvissuti alla sua distruzione nel IX secolo da parte dei conquistatori arabi, si aggregarono in questo luogo dando vita al primo nucleo della futura città – l'attuale quartiere medievale di Castelvecchio – sviluppatosi nei secoli con la costruzione del castello – oggi totalmente diruto – e della chiesa madre. Nel XII secolo il territorio venne infeudato e una serie di famiglie baronali si susseguì, nei secoli, nella proprietà. La cittadina visse un'importante fase di sviluppo a partire dal XIV secolo con la nascita di nuovi quartieri e l'edificazione di palazzi, chiese e conventi. Nel 1693, però, questa crescita fu bruscamente interrotta dal devastante sisma che colpì, con conseguenze disastrose, l'intera Val di Noto. Solo l'antico tessuto viario venne mantenuto nella fase di ricostruzione del XVIII secolo, dalla quale la città emerse nelle attuali forme barocche.
Proprio a questo periodo risale la Chiesa dell'Immacolata, la prima che si incontra entrando in città dalla citata panoramica. Venne costruita all'indomani del terremoto e si erge in posizione rialzata rispetto al piano stradale (corso Vittorio Emanuele) su un bastione realizzato nel XIX secolo. La facciata è leggermente convessa e si orna di una ricca decorazione a tralci di frutta a incorniciare il portale. All'interno, a un'unica navata, si custodisce la bella statua di Santa Maria delle Grazie – la cosiddetta Madonna con Bambino – opera cinquecentesca attribuita a Francesco Laurana. Sulla sinistra del sagrato, ombreggiato dai rami degli alberi di un piccolo giardino, si apre l'ingresso al convento dei frati minori, il primo ordine mendicante che si stabilì a Palazzolo. La struttura, gestita dal Comune, in attesa di essere destinata, forse, ad albergo di lusso, ospita periodicamente mostre e convegni.
Il corso, del quale dalla chiesa si vede un ampio tratto, è fiancheggiato per tutta la sua lunghezza, fino a Piazza del Popolo, da palazzi sette-ottocenteschi successivi alla ricostruzione, inframmezzati da qualche esempio di Liberty. Tra gli edifici più interessanti si distinguono per armonia il Palazzo Pizzo, con belle mensole figurate, e Palazzo Judica, costruito per volere del barone Gabriele Judica, straordinario intellettuale che si ridusse sul lastrico per condurre gli scavi nell'area archeologica di Akrai.
Su Piazza del Popolo prospettano le facciate del Municipio e della Chiesa di San Sebastiano. Il palazzo comunale venne costruito nel 1908 al posto del monastero delle benedettine e si caratterizza per due eleganti loggiati laterali e risente nelle decorazioni del nascente stile Liberty; la chiesa, del principio del Settecento, alta su una bella scalinata, custodisce nella navata sinistra un dipinto di Vito D'Anna, raffigurante S. Margherita (18° sec.), una delle opere più preziose del patrimonio artistico cittadino.
Sulla destra del palazzo comunale si imbocca ora la via Carlo Alberto e, sulla destra, la via Machiavelli. Su quest'ultima prospetta (al civico 19) l'edificio in cui l'antropologo palazzolese Antonino Uccello sistemò la sua vastissima raccolta di reperti relativi alla vita e al lavoro dei contadini iblei sede etno-antropologica tra le più importanti del mondo. Uno "scrigno di memorie", un luogo in cui tutti gli oggetti, anche il più umile, hanno una piccola storia da raccontare. Al piano terra sono stati ricostruiti alcuni tipici ambienti, dalla "casa ri stari" al frantoio, arredati di tutto punto e con tutte le suppellettili. Nel museo sono ospitate anche straordinarie collezioni tra le quali quelle di presepi, ex-voto e pupi siciliani.
La via Machiavelli prosegue tortuosamente e mutando più volte il nome fino al quartiere medievale di Palazzolo e alla piazza A. Moro, dove, vicine, si trovano la massiccia chiesa madre e la barocca San Paolo. Tristemente puntellata per rimediare seppur precariamente ai danni causati dall'ultimo terremoto che, nel 1990, ha afflitto molti comuni del siracusano, la settecentesca chiesa madre, originariamente dedicata al culto di San Nicolò, sembra un gigante dormiente, sdraiato a occupare tutto un lato della piazza. Pazientemente, attende opere di consolidamento e restauro che la potranno restituire al culto dei fedeli e all'ammirazione dei visitatori. Le opere d'arte custodite nelle sue tre navate sono state spostate altrove in attesa dell'intervento.
San Paolo venne edificata originariamente nel XVIII secolo sulla preesistente struttura di un tempio dedicato a Santa Sofia. Dopo il 1693, la ricostruzione le diede eleganti forme barocche, il cui culmine è la splendida facciata a torre, attribuita a Vincenzo Sinatra, movimentata da statue di santi, colonne dai ricchi capitelli, riccioli e aperture.
All'interno della chiesa, la più importante di Palazzolo, dal punto di vista cultuale, sono custoditi un bel quadro di Pietro Novelli raffigurante il martirio di S. Ippolito e un pregiato altare ligneo, capolavoro d'ebanisteria del 17° – 18° secolo (entrambe le opere d'arte sono sistemate nell'absidiola destra). In sacrestia si fa ammirare lo splendido mobilio ligneo realizzato nel '700 da famosi ebanisti-incisori siciliani come Giovanni Torrisi di Catania e Gaetano Rametta di Siracusa. Inoltre, i due fercoli utilizzati per la festa in onore del patrono San Paolo che nel 1680 spodestò in questo ruolo la Madonna Odigitria per volere del popolo palazzolese o perlomeno di una parte di esso poiché, in effetti, il cambiamento diede origine a una accesa rivalità fra le opposte fazioni di fedeli, una rivalità che ancora oggi, seppure più per abitudine e in maniera simbolica, è alimentata e palpabile nelle due feste in onore di San Sebastiano, il santo nella cui chiesa era custodito il simulacro della Vergine, e di San Paolo. Giuseppe Fava, noto giornalista e scrittore nato e vissuto per molti anni a Palazzolo, ricorda in alcuni suoi scritti questa rivalità "religiosa" che, negli anni, si era estesa a comprendere un po' tutti gli aspetti sociali, quasi che nel paese fossero presenti "due anime", aggregate intorno alle due chiese.
La festa patronale, che si svolge alla fine di giugno, con gigantesco concorso di popolo, ha inizio già il giorno 27 con un concerto di musica leggera nella villa comunale. Il 28 si svolgono una processione di bande musicali e la svelata, ossia l'"apparizione" della cinquecentesca statua del santo tra le colonne dell'altare maggiore della chiesa, accolta dagli entusiastici devoti con urla e richiami.
Il culmine dei festeggiamenti, giorno 29, è l'uscita del fercolo con la statua del santo dalla chiesa (la sciuta). All'apparire della vara sulla scalinata vengono sparate in aria, con appositi cannoncini, migliaia di 'nzareddi, (striscioline di carta sulle quali è osannato il santo) che piovono sul fercolo e sulla folla in un turbinio multicolore accompagnato dall'assordante frastuono dei petardi.
Al santo vengono offerti in segno di devozione i caratteristici cudduri (pani di forma circolare che si rifanno alla simbologia del serpente, cui San Paolo è legato per le sue qualità taumaturgiche) e vengono presentati i bambini ignudi. Quest'ultima "offerta" è fatta per attirare sui piccoli la benedizione del santo o per sciogliere un voto. Anche seguire la processione a piedi scalzi (usanza solo femminile), serve allo stesso scopo.
Di tutt'altro genere, ma ugualmente molto sentita da tutti i palazzolesi, è la festa del carnevale, l'unica manifestazione del genere in provincia di Siracusa. La partecipazione, al gran completo, della cittadinanza è forse la sua caratteristica principale: tutti scendono in strada mascherati di tutto punto o anche solo col viso dipinto o con un naso finto per dare il proprio contributo alla baldoria comune. Della festa, che richiama a Palazzolo una moltitudine di persone, fanno parte la parata dei carri allegorici seguiti da numerosi gruppi figurati e la degustazione di pane e salsiccia piccante, nonché di dolci.
Dal sagrato di San Paolo la strada in lieve discesa conduce a piazza Umberto I sulla quale prospetta il settecentesco palazzo Zocco. I balconi sono sorretti da interessanti mensole scolpite, una diversa dall'altra, che si vogliono originarie del diruto castello baronale.
La successiva tappa del nostro itinerario è la chiesa dell'Annunziata, fra le più antiche di Palazzolo, ricostruita nel XVIII secolo, su un originario impianto anteriore di circa 500 anni. Da qui proviene una celeberrima tela di Antonello da Messina, "L'Annunciazione", oggi al Museo Bellomo di Siracusa. La chiesa si fa ammirare per le quattro splendide colonne tortili che incorniciano il portale d'ingresso in un tripudio di tralci di frutta (opera del mastro locale Matteo Tranisi) e per l'altare maggiore a marmi mischi del Seicento.
Tornati su piazza Umberto si imbocca infine la via Garibaldi per un'ultima passeggiata e uno sguardo alla teoria di bei palazzi settecenteschi ivi edificati: fra questi val la pena di segnalare il palazzo Judica-Cafici, che si orna di un lungo balcone sorretto da ben 27 mensole scolpite, il più lungo nel suo genere.
Per tutta quanta la visita, non mancate di farvi tentare dalle invitanti vetrine delle pasticcerie palazzolesi. I dolci – e soprattutto i biscotti – sono una specialità che richiama estimatori da ogni parte della Sicilia; si tratta per lo più di dolci ripieni, come le ossa re muorti, i facciuna e i ciascuna, ripieni rispettivamente di noci e miele, mandorle e fichi secchi ma vi sono anche i giggiulenna, semi di sesamo e mandorle cotti con zucchero e miele, e la cotognata, mele cotogne cotte con zucchero e colate in apposite formelle di terracotta.
L'elenco sarebbe ancora lungo, ma non vi sono solo dolci nella tipica gastronomia di Palazzolo. Con tecniche di antica tradizione e genuine materie prime di produzione locale si preparano ottimi formaggi, ricotta e soprattutto carni e salsicce, fresche o essiccate, dall'aroma forte e speziato di finocchio e peperoncino. Vere prelibatezze da non perdere, offerte da tutti i numerosi ristoranti palazzolesi.

Per completare la visita...

Per completare la visita di Palazzolo, vi sono ancora altre interessanti tappe. Fra esse le due chiese di S. Antonio, piccolo tempio settecentesco, a una sola navata perchè incompiuta, al cui interno si custodiscono pregevoli opere d'arte, fra cui alcune statue lignee del 1852; S. Michele, già edificata fra il '400 e il '500 e ricostruita dopo il 1693, interessante per le belle decorazioni barocche sulla facciata e all'interno nonché per il pregevole campanile poligonale. Vi si ammirano alcune tele di pregio come il seicentesco quadro di S. Michele sull'altare maggiore.
Il cimitero monumentale fu costruito alla fine dell'Ottocento e fino al 1940 si arricchì di mausolei e cappelle. Questi monumenti, affidati a ignoti scalpellini iblei ma anche ad artisti famosi, sono spesso di grande valore e si rifanno a stili diversi, conferendo al cimitero un aspetto vario e per nulla macabro. Una passeggiata fra i vialetti ombrosi disvela anche agli occhi meno esperti un ricco campionario di opere d'arte, a sfida della morte e gloria della vita eterna. Infine la bella Villa Comunale, sistemata alla fine dell'Ottocento, un vero giardino botanico, grazie alla ricchezza e varietà di piante che la compongono.

Informazioni utili

Come arrivare: Dalla SS 115, la statale litoranea che collega Catania a Siracusa e ai centri del ragusano, si diparte, all'altezza di Siracusa, la provinciale 124 "Maremonti"; si raggiunge Palazzolo dopo circa 40 km.

Informazioni turistiche: c/o Municipio, piazza del popolo, 1 – tel. 0931/88180 – 882144 – 882000

Casa-museo Antonino Uccello: Via Machiavelli, 19 – tel. 0931/881499; apertura tutti i giorni dalle 9,00 alle 13,00

Zona archeologica di Akrai: apertura tutti i giorni dalle 9,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 17,00


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Il riconoscimento da parte dell'Unesco e la conseguente inclusione tra le "Città Barocche del Val di Noto": Caltagirone, Militello Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa Ibla, Scicli.
 

 
Una zona archeologica tra le più antiche nel panorama italiano, il cui tessuto urbano si è mantenuto discretamente integro e in cui si possono osservare le varie stratificazioni storiche: le necropoli sicule risalenti al XII sec. a. C., le rovine della polis greca e le successive ricostruzioni ad opera di romani e bizantini.
 

 
Un museo etnoantropologico, la "Casa-museo" fondata da Antonino Uccello, tra i più antichi d'Italia e conosciuto in tutto il mondo.
 

 
Le sculture rupestri denominate "Santoni", il più completo e vasto complesso figurativo relativo al culto della Magna Mater.
 

 
I resti del castello normanno e la circostante struttura urbanistica medioevale.
 

 
Un centro storico di grande valore architettonico, fortemente caratterizzato da un'architettura Barocca, frutto della ricostruzione post-terremoto del 1693 e, successivamente,  dalla stagione del Liberty.
 

 
Le manifestazioni religiose come la festa di S. Paolo e di S. Sebastiano, conosciute in tutta la Sicilia.
 

 
Il Festival internazionale del Teatro Classico dei Giovani, che richiama ogni anno studenti provenienti da ogni parte d'Europa.
 

 
Altre manifestazioni come le varie mostre proposte alla Casa-museo, la Mostra mico-naturalistica akrense, la Rassegna agroalimentare dei prodotti e piatti tipici palazzolesi, la mostra natalizia "I presepi, arte e tradizione".
 

 
Un carnevale tra i più antichi di Sicilia, con sfilate di carri allegorici, gruppi in maschera, sagra della salsiccia, veglioni.
 

 
Un paesaggio estremamente vario, in cui dominano le cave iblee, con la Riserva Naturale Orientata di Cava Grande e la Riserva Naturale Valle dell'Anapo-Pantalica.
 

 
La presenza, nel raggio di pochi chilometri, di importanti siti archeologici e storici come Noto Antica, Kasmenai, Avola Antica, Castelluccio, Pantalica, le varie chiesette rupestri bizantine con affreschi sparse nel territorio, ecc.
 

 
Un mulino ad acqua funzionante con annesso Museo della macina, presente nel territorio comunale, gestito dall'Associazione per la conservazione della cultura popolare degli Iblei.
 

 

 

 

     
 

 
     
 

 
     
 

 
     
 

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