|
(Testo e
fotografie di Francesco Alaimo)
A pensarci bene, Antonino Uccello non poteva che avere
questo cognome: tutti i poeti, d'altro canto, hanno le
ali e volano. Lui volava, con le ali della Memoria,
nella Memoria e poichè ad esser poeti, oggi, e poeti del
"perduto desiderato" o, peggio, idealisti discorritori
d'alberi, in tempi di delitti, v'è il rischio che si
cada di sotto (che qualcuno vi "spinga" di sotto), ecco
che ad Icaro tagliarono le ali. Come spesso, per
esempio, accade alle Colombe. E non che Icaro volasse
troppo in alto, no, erano gli altri che strisciavano
troppo in basso. La "Casa di Icaro" di Antonino Uccello
era (oggi è) la casa ancestrale, il "luogo dove tutti
ritrovano qualcosa che ritenevano definitivamente
perduto; la casa della propria infanzia, dei genitori,
della propria terra" (S. Nigro). Un antro, misterioso,
dove conservare, intatti, e per sempre, gli "oggetti"
della memoria e, forse, utopia!, i respiri dei montanari
iblei, il sudore, la pena, la gioia, il dolore, le
speranze. In una parola non soltanto la storia di vita
ma, utopia!, il senso di vita che Uccello – io credo –
riteneva depositato sugli "oggetti" della sua Casa-museo.
Si, perchè, quella casa era (oggi è) un museo
etno-antropologico o, meglio, una raccolta di preziose
testimonianze della cultura popolare siciliana, ma per
Lui era certamente di più: non un posto dove si consuma
una mummificazione di oggetti (e non è questa, forse, la
cultura imperante nei Musei?) ma un prezioso scrigno
dove gli oggetti, le cose, non sono semplicemente cose:
hanno vita – finalmente – e vibrano, sotto gli occhi di
chi ha (vuole) Memorie da (ri)trovare. Ciascuno di essi
– qui oggetti viventi, magazzini di esperienze cui
riferirsi, memorie cristallizzate su cui riflettere – ha
storie da raccontare perchè a ciascuno di essi è stato
affidato tutto il tempo ed il senso della vita in quanto
mediatori tra la caverna magica della Memoria ed il
presente. Uccello pensava – io credo – che gli oggetti,
quei poveri oggetti raccattati in giro – fossero, forse,
la materia stessa del ricordo, di questo la concretezza:
non averne memoria può vuol dire non avere possibilità
di futuri possibili! Oggi, dopo anni di dolorose
vicissitudini ed incomprensioni (gli "altri"
strisciavano basso) Antonino Uccello morto, la
Casa-museo di Palazzolo Acreide, finalmente, recuperate
le sue collezioni, riapre al pubblico. Questa splendida
città rende giustizia al cantore della sua gente ed apre
un altro dei suoi scrigni al fortunato visitatore,
poichè la sua ricchezza, ovviamente, non risiede
soltanto nella Casa-museo. Chè forse Palazzolo non è
stata l'antica Akrai, la prima sub-colonia di siracusa,
quando iniziava la mitica, irripetibile grande avventura
greca della Sicilia? Provi, perciò, il visitatore
l'emozione – davvero intensa – di sedersi sui gradoni
del suo integro teatro tardo-ellenistico ed immagini di
vedere il palazzetto del senato (di cui esistono tracce)
o l'agorà, le case di Akrai, il bouleuterion e le sue
strade con il bellissimo decumano (esistenti) in pietra
lavica, una delle opere stradali antiche meglio
conservate nell'Isola. E, ancora, non perda di ammirare
(e commuoversi) dinanzi i famosi e misteriosi Santoni,
bellissime sculture rupestri del III sec. a.C., il più
importante e ricco complesso dedicato al culto della
Magna Mater, Cibele, dove, probabilmente il culto greco
si fuse con elementi orientali. Vaghi, il visitatore,
per i vicoli e le belle strade di Palazzolo, dove forti
sono i segni del passato ed i colori della storia sono
composti da muschi e licheni su scrostati intonaci
pastello e dal rosso-oro dei tufi delle sue Chiese. È
facile (e dolce) allora, perdersi in stupori e
commozioni, tra i vecchi edifici (i settecenteschi
palazzi Zocco, Iudica-Cafici, Ferla e quello, del primo
Novecento, Cappellani) e le antiche chiese (S.
Sebastiano, San Nicolò, San Paolo) prima fra tutte
quella dell'Annunziata, sul cui portale barocco
svettano, magnifiche, quattro leggerissime colonne
tortili binate. Qui, mentre fotografo le sinuose volute
di tufo, una Colomba, nascosta tra i capitelli, spicca,
improvvisa, il volo e quel battere d'ali rimane,
miracolosamente, impresso sul fotogramma. Lo so, non è
un caso, oggi Icaro ha ripreso a volare!

Visita il sito |