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S’aprono fichi lipari
palme e pietre normanne ad alte cupole
barocche scalinate e grigi santi
di pietra calcare
tegole come il pelo delle lepri
acquattate sul filo di muraglie
verde d’arancio mandorlo degli orti
piazze affocate d’oleandri e sole.

Paese frantumato
di vicoli e sentieri
e di manieri arcigni
di cimiteri siculi e cristiani
dove la capra bruca…
La greca dea modiata
più solenne resiste a un dirupo
forte di stoppie e di violacei cardi

Antonino Uccello


…da “ PAGINE ” di Giuseppe Fava



...Io conosco ogni angolo, ogni pietra di questo luogo, le scalinate segrete che si infilano tra le case e sbucano sull’alto del monte, i minuscoli cortili, le antiche strade settecentesche, le fontane… Questa è la Piazza della Matrice, chiusa tra due piccole colline: da una parte la Chiesa Madre con la grande facciata e dall’altra la basilica di S. Paolo, tutta gremita di archi, colonne, e coronata in cima dalle statue degli apostoli.
Tutt’intorno, il fianco della montagna si apre dolcemente come una conchiglia: strade, terrazze, case, tetti, balconi, orti, scalinate, alberi, scendono in declivio fino a questa grande piazza deserta. I ricordi: il silenzio dei brevi pomeriggi d’inverno, le partite a calcio…
Ecco questo è il corso del paese, la strada più amabile che io conosca. Fiancheggiata da piccoli palazzi dell’800, esca scende dapprima in lievissimo declivio formando un’ampia curva e poi ricomincia a salire, sempre più ripida in rettifilo fin quasi alla cima della montagna. Le facciate dei palazzi sono verdi, azzurre e rosse, ma di quei colori antichi che la luce, il vento, la pioggia e il muschio hanno modulato per centinaia di anni e perciò si sono fatti tenui come un’ombra. Balconi ed architravi sono di pietra bianca e scolpita, ma anche sculture, ormai, levigate dal tempo, hanno assunto altre forme, più misteriose e sfuggenti. Sui grandi marciapiedi si aprono i negozi, i bar, i circoli. Ogni sera, un’ora dopo il crepuscolo, la strada si anima improvvisamente di migliaia di persone che passeggiano quietamente come un rito, le ragazze più belle sottobraccio, i tavoli dei bar affollati di studenti… Talvolta poi andavamo a mangiare salsiccia e ulive in una delle bettole sotto la cupola di San Michele.
Di là incomincia il quartiere più affascinante e segreto: interminabili scalinate che salgono, scompaiono sul fianco della collina, tra piccole case antiche, palazzi sgretolati, la vecchia torre dell’orologio in equilibrio sulla cima, i vicoli invisibili… Tutte le finestre hanno le tendine: i vasi di fiori sono disposti ovunque, sull’uscio delle case, sui davanzali, persino sulle tegole, le strade sono magicamente linde. Se incontrate qualcuno, sia uomo o donna, vi saluterà sempre, gentilmente per primo… Dove ora c’è quella tabaccheria sulla piazza c’era il circolo universitario. Questa era anche una delle piazze del veglione. I due veglioni di S. Paolo e S. Sebastiano.
Bisogna dire che ogni cosa si facesse in questo paese doveva essere fatta due volte e spesso l’una contro l’altra, come ci fossero nel paese due anime: l’una raccolta attorno alla vecchia chiesa di S. Paolo nel cuore della vallata, il quartiere più antico e decaduto, dove vivevano soprattutto le famiglie baronali e i contadini: l’altro sulla cima del monte, raccolto attorno alla chiesa di S. Sebastiano, nel quartiere nuovo dove c’era adunata la borghesia degli impiegati, negozianti, professionisti, dov’erano il corso, il bar, il municipio e il teatro.
Si combatteva per ogni cosa. Per esempio, il patrono era S. Paolo, nero, calvo, terribile, la spada balenante che aveva tagliato cento e una testa di cristiani, e lassù proclamarono un altro patrono, S. Sebastiano naturalmente, candido, bellissimo, intellettuale, legato ad un albero e trafitto da frecce d’argento, signore dei laureati, degli artigiani e degli studenti… Per cento anni infatti questa lotta rappresentò, nel microcosmo di questo paese siciliano, l’eco della evoluzione, e quindi di tutte le contrapposizioni della società italiana: l’antico e il nuovo, i nobili e gli artigiani, i borghesi contro i contadini finché l’accanimento cominciò ad acquietarsi, i baroni scomparvero, i figli dei contadini divennero medici ed avvocati, la violenza si trasformò in ironia e una sera di luglio del 1943 una tempesta di bombe anglo-americane fece egalitariamente strage sopra e sotto. Negli anni miserabili e affascinanti del secondo dopoguerra, dalle macerie, dai lutti, dalla fame germinò la gioia pazza di sentirsi vivi…
La passeggiata è finita. E’ quasi tramonto, il cielo è alto, rosso e luminoso ma il paese sembra dolcemente calare dentro l’ombra della montagna, bianco e grigio, con i colori della nostalgia, le grandi chiese, i palazzi antichi, le case pulite dei poveri. Cortese, dolce, amabile, gentile paese mio.

 

 

 
Il riconoscimento da parte dell'Unesco e la conseguente inclusione tra le "Città Barocche del Val di Noto": Caltagirone, Militello Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa Ibla, Scicli.
 

 
Una zona archeologica tra le più antiche nel panorama italiano, il cui tessuto urbano si è mantenuto discretamente integro e in cui si possono osservare le varie stratificazioni storiche: le necropoli sicule risalenti al XII sec. a. C., le rovine della polis greca e le successive ricostruzioni ad opera di romani e bizantini.
 

 
Un museo etnoantropologico, la "Casa-museo" fondata da Antonino Uccello, tra i più antichi d'Italia e conosciuto in tutto il mondo.
 

 
Le sculture rupestri denominate "Santoni", il più completo e vasto complesso figurativo relativo al culto della Magna Mater.
 

 
I resti del castello normanno e la circostante struttura urbanistica medioevale.
 

 
Un centro storico di grande valore architettonico, fortemente caratterizzato da un'architettura Barocca, frutto della ricostruzione post-terremoto del 1693 e, successivamente,  dalla stagione del Liberty.
 

 
Le manifestazioni religiose come la festa di S. Paolo e di S. Sebastiano, conosciute in tutta la Sicilia.
 

 
Il Festival internazionale del Teatro Classico dei Giovani, che richiama ogni anno studenti provenienti da ogni parte d'Europa.
 

 
Altre manifestazioni come le varie mostre proposte alla Casa-museo, la Mostra mico-naturalistica akrense, la Rassegna agroalimentare dei prodotti e piatti tipici palazzolesi, la mostra natalizia "I presepi, arte e tradizione".
 

 
Un carnevale tra i più antichi di Sicilia, con sfilate di carri allegorici, gruppi in maschera, sagra della salsiccia, veglioni.
 

 
Un paesaggio estremamente vario, in cui dominano le cave iblee, con la Riserva Naturale Orientata di Cava Grande e la Riserva Naturale Valle dell'Anapo-Pantalica.
 

 
La presenza, nel raggio di pochi chilometri, di importanti siti archeologici e storici come Noto Antica, Kasmenai, Avola Antica, Castelluccio, Pantalica, le varie chiesette rupestri bizantine con affreschi sparse nel territorio, ecc.
 

 
Un mulino ad acqua funzionante con annesso Museo della macina, presente nel territorio comunale, gestito dall'Associazione per la conservazione della cultura popolare degli Iblei.
 

 

 

     
 

 
     
 

 
     
 

 
     
 

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